Marilyn

Volevo solo vedere la notte da dietro le quinte. Vedere la parte oscura delle stelle. Quella che non mostrano mai. Come me. Sedermi in fondo. Dietro il cielo. Come fossimo dietro ad un sipario. Dove poi ti spiegano l’alba a parole. Capire se questo nero contagioso, che mi si attacca all’anima, è solo una sensazione sporadica o si trasformerà in malattia.

Dovrei sorridere di più. Fottermene. Perché se non ci metti il cuore, non possono deluderti. In fondo, è sempre una questione geometrica. Come un cazzo di teorema. E tra mezze verità ed assiomi, tu resti il mio corollario più evidente. Solo adesso che ti guardo realmente lo capisco. Sei bella e triste come Marilyn.

Avrei voluto morire tra le tue braccia. Sereno. In un ottobre qualunque.

Ma uno come me, morirà solo. In un albergo. Come Tenco.

Cocteau

Ho vagato tra i sistemi solari. Senza meta. Ho intravisto la vera felicità. Era una semplice scelta. Celata tra il nero della luce filtrata al mattino. Ho capito presto che non ce l’avrei fatta. Lo ripetevano tutti. Ma non c’era un senso in quelle parole. Come ascoltare un cazzo di monologo reiterato. Come vivere in un corto di Cocteau. Siamo fatti di limiti. Siamo il nostro stesso limite. Ma non ci manca l’immaginazione. Hai mai vestito una verità di immaginazione? Etereo, ho ribaltato la realtà. Ho smesso di ripetermi sempre la stessa bugia. Adesso, questo corpo mi sta stretto. Questo mondo mi sta stretto. Cambierò sistema solare. Uno di questi giorni.